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Per rilanciare l’attività economica dell’area colpita dal terremoto, scrive oggi il quotidiano La Repubblica, il governo avrebbe intenzione di trasformarla in “zona franca” fiscale. E potrebbe farlo già con il decreto legge atteso entro la settimana. Il modello, si dice,  sarebbe quello adottato per l’Emilia dopo il terremoto del 2012. Un sistema che ha portato qualche sollievo ai piccolissimi imprenditori della zona, ma non è stato certo una svolta per il rilancio dell’economia locale.

Strada impraticabile

L’idea di concedere la totale esenzione fiscale per un lungo periodo di tempo alle imprese collocate nelle aree colpite dal terremoto non è mai stata praticabile per via dei vincoli europei. Le regole sugli aiuti di Stato la vietano. Anche se molti politici, compreso il governo, l’hanno sostenuta e sbandierata. Fino al momento in cui si è infranta sui veti imposti da Bruxelles, cui poi, come al solito, è stata data la colpa. Ma la “zona franca” poi introdotta all’Aquila ed in Emilia, la soluzione di ripiego, non è un mecanismo capace di risolvere i probemi. Quel sistema può aiutare solo le piccolissime imprese già esistenti, e per importi limitati.

Aiuti all’estetista

La “zona franca” modello Emilia (già più leggera di quella dell’Aquila) prevedeva, sulla carta, l’esenzione dalle imposte sui redditi del 2015 e del 2016 (fino a un massimo di 100 mila euro), dall’Irap e dall’Imu, ma solo per le “microimprese” già esistenti e sane. Quelle, cioè, che occupavano meno di 10 dipendenti e con un fatturato inferiore ai 2 milioni di euro l’anno (con priprità per quelle con meno di 5 dipendenti e un reddito di 80 mila euro). Imprese, per giunta, attive solo in alcuni e limitati settori economici: il commercio al dettaglio, la riparazione di auto e moto, di computer, alberghi, ristoranti, bar, agenzie di viaggio, palestre, servizi alla persona e dunque parrucchieri, estetisti, podologi.

L’elenco dei beneficiari

Per l’Emilia lo Stato stanziò 40 milioni di euro, e ad aprile dell’anno scorso sono uscite le graduatorie con l’assegnazione dei contributi. Ne hanno beneficiato 1.700 imprese, che quali hanno ottenuto per il biennio “franco” un contributo massimo di 26.700 euro. Cifra ben lontana dai 100 mila euro di potenziale sconto Irpef e lontanissima dai 200 mila euro di aiuto complessivo massimo consentito per questo genere di interventi dalla normativa Ue. (M. Sen.)