Cascia, 13 gennaio- E’ lodevole l’attenzione al rispetto delle regole da parte dell’amministrazione comunale; un po’ meno encomiabile costringere persone già duramente provate dal sisma ad una quotidiana transumanza per poter rimettere in piedi un po’ di quotidiana socialità. Con la volontà di guardare lontano, non si tiene conto che il “villaggio SAE” rappresenterà, per molti, la definitiva residenza a Cascia. Pensiamo non solo agli anziani, che potrebbero non veder affatto ricostruite le proprie case, ma anche ai molti giovani che, nell’arco dei 10-15 anni che richiederà la ricostruzione, lasceranno Cascia per studiare e lavorare, come accade ormai da decenni. Senza tener conto, peraltro, che una volta completata la ricostruzione, quando avremo di nuovo le nostre chiese, i nostri edifici pubblici e privati, la struttura che ospita attualmente il COC e il nuovo centro di comunità costruito in piazzale Dante saranno pienamente fruibili come centri di aggregazione e di primo soccorso. La struttura polivalente, lì dove ora prevista rappresenterebbe, quindi, un’altra cubatura occupata, priva sia della natura emergenziale che le viene riconosciuta nella delibera della giunta che approva lo schema di convenzione, sia delle funzioni già svolte da altre strutture realizzate in emergenza o destinate a servizi di emergenza, e, infine, completamente estranea all’assetto urbanistico di Cascia.

«Non finiremo mai di ringraziare tutti coloro che ci stanno aiutando a ricostruire il nostro futuro, compreso chi ha scelto di donare questa struttura, quindi che non si pensi che stiamo disprezzando la solidarietà – spiega Magrelli. Vogliamo solo che la ricostruzione sia ispirata da logiche di progettazione urbanistica e di qualità architettonica che questa struttura, così come è prevista, non sembra affatto  rispettare. Non possiamo pensare di costruire edifici architettonicamente diversi gli uni dagli altri solo perché ci vengono donati così; e non possiamo permetterci di costruirli laddove semplicemente è più comodo farlo, anche se non necessario, e senza badare ad esigenze che, per quanto provvisorie, saranno comunque ventennali». Dare un luogo di aggregazione agli abitanti delle SAE è un bisogno essenziale e le alternative c’erano. Si poteva individuare nell’area dedicata al villaggio lo spazio in cui costruire un edificio di culto, a cui associare uno spazio aggregativo, così da rientrare nell’ambito delle norme emergenziali. Oppure, seguendo una procedura ordinaria, si poteva costruire una struttura in prossimità del villaggio, nell’area già urbanizzata e in cui è prevista ulteriore urbanizzazione, qualificando così anche un “quartiere” ad oggi privo di servizi. O ancora, si poteva costruire nei lotti adiacenti al villaggio di proprietà del Comune. «Si poteva ragionare insieme, anche sentendo il parere di qualche esperto- aggiunge Magrelli». Peraltro, nel virgolettato del sindaco apparso sulla stampa, si legge che “Si terrà comunque conto, qualora fosse possibile, la progettazione di altri impianti”. Cosa significano queste parole? Che l’amministrazione non ha proprio verificato la possibilità di costruire la struttura polivalente nell’area delle SAE? Oppure lo ha fatto, al punto che terrà conto della progettazione di altri impianti, ma preferisce spendere altre risorse invece di approfittare dell’opportunità offerta dall’Ufficio d’Ambito della Citta Metropolitana di Milano? Le ragioni delle critiche all’amministrazione si basano, poi, su un ulteriore considerazione: Cascia ha faticato molto a costruire un sistema di parcheggi funzionale alle esigenze dei molti visitatori della cittadina. Ci si vuole ricordare del milione di turisti o si danno per persi? La struttura polivalente, lì dove è prevista, comporterà una riduzione dei parcheggi che va ad aggiungersi a quelli persi per la costruzione delle scuole, per il punto di primo soccorso, per gli ambulatori e la tensostruttura. “Ci auspichiamo che sia ancora possibile rivalutare le scelte fatte, per tenere conto della potenzialità architettoniche della nostra città, che non devono essere così brutalmente svilite, delle esigenze di progettare con lungimiranza l’urbanistica presente e futura di Cascia, e delle esigenze delle persone che la abitano: non si può chiedere ad un anziano di prendere la navetta per fare una partita a carte o sentire qualche donna dire alle sue vicine “prendo la crostata che ho fatto, saliamo sulla navetta ed andiamo a Cascia a mangiarla- conclude Magrelli”.

 

Cascia Domani

 

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