IL CHIOSTRO INTERIORE, LA NUOVA EUROPA

di Federica Mancinelli

Dalla distruzione alla rinascita: da Norcia un esempio per l’Europa

“L’inaugurazione del primo chiostro del monastero è un passo modesto, ma significativo per noi monaci. Pur essendo di legno semplice il chiostro rappresenta una completezza fisica e spirituale: perché San Benedetto chiede che dentro il chiostro ci sia l’essenziale (acqua, cibo, un letto e la chiesa). Ma per questo c’è completezza spirituale, il chiostro è un’estensione della cappella, una casa di Dio e per Dio”. Così Padre Benedetto Nivakoff, Priore del Monastero benedettino di Norcia, lo scorso 17 Settembre, giornata di inaugurazione del nuovo chiostro (la cappella è già aperta ai fedeli dal giugno scorso) a San Benedetto in Monte, località che si trova a pochi chilometri dal centro della città e dove i monaci si erano trasferiti subito dopo la scossa del 24 agosto del 2018.

Anche Benedetto da Norcia voleva che fosse così. L’aveva scelto per la sua posizione tranquilla e strategica: in cima al centro abitato, abbastanza lontano per meditare e ricostruire, abbastanza vicino alle grandi vie di comunicazione del Centro Italia e circondato da terreni da coltivare per il sostentamento dei suoi monaci. L’aveva scelto, intorno al 529, Benedetto da Norcia, come ultima tappa della sua vita spirituale e terrena: il chiostro di Montecassino sarebbe stato l’approdo. Il 15 Febbraio 1944, in un’operazione strategica rivelatasi poi inutile e dannosa, gli Alleati, credendo che l’Abbazia fosse rifugio dei nazisti, radono al suolo Montecassino, restituendo al paesaggio geografico e umano quella desolazione che aveva mosso il Santo di Norcia alla ricostruzione, non solo architettonica e fisica, ma soprattutto spirituale e umana, proprio a partire da lì.

Il 24 Ottobre 1964 la chiesa abbaziale dell’Abbazia di Montecassino, viene riconsacrata da Papa Paolo VI che, al termine di una solenne omelia, spiega “agli uomini di oggi, a quelli che possono operare e a quelli che solo possono desiderare sia ormai intangibile e sacro l’ideale dell’unità spirituale dell’Europa non manchi loro l’aiuto dall’alto per realizzarlo in pratici e provvidi ordinamenti” perché “abbiamo voluto proclamare San Benedetto Patrono e protettore dell’Europa”.

Il 30 Ottobre 2016 un terremoto di magnitudo 6.5 secondo la Scala Richter devasta la città di Norcia e fa crollare quasi l’intera Basilica di San Benedetto della quale attualmente rimane in piedi, sorretta da una gabbia metallica di protezione, la sola facciata.

Che cosa unisce idealmente questi episodi, rappresentativi di diverse fasi della vita europea, così lontani fra loro, ma sicuramente anticipatori di future simili fasi che nei secoli si inseguono nelle biografie di tutte le nazioni?

Li unisce la rinascita. Prima quella interiore, poi quella sociale, politica, culturale, pubblica.

 

chiesa_san_benedetto_in_monte

(foto tratta da www.nursia.org)

Il 4 settembre 2017 Norcia è stata il centro dell’Europa: in un giorno speciale i rappresentanti del Parlamento Europeo, il più alto consesso elettivo del continente, si sono ritrovati in Piazza San Benedetto a condividere idee e progetti per i giovani, per l’arte, per la ricostruzione della vita delle persone e, soprattutto, per la ricostruzione delle anime. Il 17 settembre 2017 i Monaci di Norcia hanno inaugurato il nuovo Chiostro, completando così la prima parte della nuova Abbazia. E della nuova vita.

I chiostri, ancora oggi, sono i luoghi della pace, della solitudine, dell’incontro dei saperi, della preghiera. Sono spazi senza tempo, che ci riportano ad un tempo anteriore che, però, è anche futuro. Ma sono anche spazio e tempo, dove il tempo si ferma e lo spazio è solo apparentemente limitato.

Il chiostro benedettino non è solo per gli “uomini della pace” – così il Beato definiva i monaci – e non è solo per i periodi di pace e di tranquillità, esso è universale: è uno stile, un’impostazione e un abito che possono indossare tutti, ciascuno secondo la propria esistenza. La piccola “società ideale” che nacque nella sua forma definita e perfetta a Montecassino, per due volte dalle macerie, può ancora e per tutti avere due dimensioni: può diventare una grande società pubblica – cittadina, nazionale, europea – mentre viene resa privatamente viva da un individuale “chiostro interiore”, cioè da una personale e intima impostazione di vita che conserva all’ideale monastico la sua attualità e il suo senso sociale.

Anche quando tutto sembra crollare, anche quando è crollato quasi tutto, come a Norcia: il chiostro interiore dei monaci e di ciascun cittadino sta ricreando una comunità e, dall’esterno, continue manifestazioni di aiuto e solidarietà.

Da lì si riparte. In cima al centro abitato, abbastanza lontano per meditare e ricostruire, abbastanza vicino alle grandi vie di comunicazione del Centro Italia e circondato da terreni da coltivare.

(foto tratta da www.nursia.org)