“La questione è di assoluto rilievo e deve essere affrontata al massimo livello, quindi insieme al governo”. Dopo aver scatenato la durissima reazione dei sindaci, attribuendogli la responsabilità di valutare la vulnerabilità delle scuole in seguito al nuovo allarme lanciato dalla Commissione Grandi Rischi, la Protezione Civile chiede l’intervento del governo.  La vicenda è seria, ed evidenzia un rimpallo di responsabilità preoccupante. Tutto nasce dal comunicato della Grandi Rischi del 20 gennaio, lo stesso che ha scatenato le polemiche sulla tenute delle dighe. In quel comunicato la Commissione sottolineava che lo sciamo sismico nell’Italia centrale non fosse affatto esaurito, ed evidenziava tre aree particolari, tra Marche e Abruzzo, pericolosamente “silenziose” ma capaci di produrre terremoti anche più forti di quelli dei mesi scorsi. 

Dopo il comunicato, il capo della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, ha preso carta e penna e ha scritto a tutti i sindaci dei 131 comuni nel cratere, chiedendogli tre cose. L’aggiornamento dei piani di protezione civile, la costante informazione aci loro cittadini sulla pericolosità sismica del territorio, e soprattutto le verifiche di vulnerabilità sugli edifici pubblici. Cosa, quest’ultima, che ha fatto letteralmente infuriare i sindaci, che hanno subito minacciato, e alcuni già deciso, la chiusura delle scuole. Appoggiati senza riserve dall’Anci, l’associazione dei comuni. Questa è la lettera della Protezione Civile ai sindaci


E questa è la lettera inviata subito dopo al presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, dal presidente dell’Anci, Antonio Decaro.